Vittoria?

Ormai è chiaro che il referendum ha avuto successo: il quorum pare consolidato intorno al 57% ed i risultati , scontati, dovrebbero dare una schiacciante vittoria dei si.
È noto, da anni, dal referendum sulla caccia, a nostra memoria, che, chi è contrario alle abrogazioni proposte, diserta il voto. Ed i preposti alle nostre istituzioni (Ministri e relativo Presidente del relativo consiglio), disertano e fanno proseliti in questa diserzione; col risultato che la battaglia referendaria si riduce ad una querelle puramente politica, della politica più bassa, con risvolto modaiolo su chi può “andare al mare” anziché a votare.
Complice il maltempo che ha colpito l’intera penisola e le isole maggiori nelle ultime due settimane, il quorum, mentre scriviamo , a poche decine di comuni dal completo quadro, si attesta saldamente sul 57% e rotti.
Disdetta per il partito della diserzione che, incidentalmente, corrisponde alla maggioranza parlamentare: ma da governatori responsabili e rispettosi del mandato popolare (a loro dire ricevuto nel 2008, salvo ultimi cambiamenti e responsabili vari), non portano il risultato refendario nella bagarre politica e dichiarano un noto ritornello: “Il governo andrà avanti”, incuranti della batosta di due settimane fa (“Le amministrative non sono un confronto politico”) e della bocciatura della politica energetica e di gestione del programma governativo.
La Lega sta a guardare e borbotta velate minacce, ormai ombre senza consistenza: sono passati alcuni lustri da quando il Carroccio faceva valere le callosità della sua base: adesso la base sta per far valere duri e pesanti randelli, forse non solo figurati, sulle spalle dell’establishment di via Bellerio.
Speranza: questo portano i risultati elettorali nell’animo dei più, ci sembra, dei nostri concittadini; e risveglio collettivo sembra di respirare nell’aria. Ma intorno il berlusconismo è ancora imperante, in quelli  che passano col rosso, in quelli che parcheggiano in divieto bloccando altri, in quelli che occupano due corsie con l’auto e si lamentano, in quelli che scavalcano la fila furbescamente, in quelli che non si curano di chi gli è intorno, in tutti quelli che, senza fattura, ti tolgon l’IVA.
Dicono che finirà, che passerà, e probabilmente lo farà.
Dicono che si andrà alle urne, la prossima primavera, un anno in anticipo, per “far fuori” Berlusconi, e forse sarà così.
Ma quello che davvero ci preoccupa è l’assenza di una coesa alternativa: un’opposizione farlocca che non riesce a mettersi d’accordo neanche su temi fondamentali, persi in bieche questioni di poltrone, pronti a riproporre l’ennesimo schema di governo ostaggio di maggioranze variegate pronte a sciogliersi come neve al sole.

Possiamo solo sperare?

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