Autunno: stagione calda.

Corteo anti DDl GelminiNon parliamo di stravolgimenti climatici, che pur preoccupanti, hanno un taglio troppo globale per interessare la media del pubblico italiano, abituata com’è ad esempi di miopia tale da rasentare la cecità; ed infatti di cecità si tratta, che altro, la scelta di tagliare i fondi all’istruzione pubblica, alla ricerca, all’università.
Il futuro del paese è al di là delle possibilità di questo esecutivo, quale elemento collegiale, e dei suoi membri in quanto singoli: dimostrazione lampante ne è il modo in cui stiamo navigando a vista tra quelle che stanno progressivamente diventando le macerie del Bel Paese.
Senza voler trascurare il crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei, simbolo di quanto appena definita la capacità del potere esecutivo e politico attuale, va osservato che i cortei in strada e gli assedi, i sit-in, le occupazioni, sono tutto quello che il ’68 sembra aver lasciato nella memoria collettiva; necessaria, la protesta, si ripropone in un cliché dal sapore stantio, tant’è vecchio.
Il copione è sempre lo stesso: ministro che taglieggia il già povero bilancio della scuola pubblica, protesta che parte mugugnando dalla sala professori, serpeggia tra gli studenti, arriva nelle famiglie (sbigottite, in TV non c’è traccia di questa notizia: sarà vero?) e poi, sull’onda delle notizie, sfocia in piazza su striscioni e cortei, nei sit-in, negli eccessi e nelle cariche della polizia, nelle allegre spensieratezze dei ragazzi che sciamano, fiumana, tranquilli e sicuri del collettivo più che di sé, fino allo scontro con i celerini.
Tanti di noi l’hanno visto, hanno partecipato come comparse o protagonisti, contro la Iervolino, la Moratti, ed ora contro la Mary Star nazionale: ricordate? Curioso che le prime due siano diventate poi sindaci di due grandi città: che la Gelmini sia destinata a seguire le orme paterne?
Interessante novità nella collezione Autunno 2010 è l’occupazione di monumenti del calibro della Torre di Pisa e del Colosseo: potrebbe essere anche una mossa a scopo cautelativo con il triplice intento di controllare lo stato di salute delle preziose costruzioni (per scongiurare un crollo, v. sopra), dare risalto sovranazionale alla protesta e, ultimo e più importante, evitare che per ripristinare il budget scolastico ed universitario il governo si venda i due monumenti.
La riflessione di fondo che ci fa dolere è che, sostanzialmente, negli ultimi tre-quattro decenni non è cambiato nulla nella scuola e solo qualche dettaglio nell’università: l’ultima riforma radicale dell’istruzione pubblica è da far risalire ad un filosofo e pedagogista, quella controversa figura, ancorché fascista, di Giovanni Gentile.

A nostro vedere il sistema formativo italiano ha bisogno di essere riveduto, va ammodernato e portato a livelli più aderenti alle necessità del mondo del lavoro, senza però perdere la connotazione pedagogica primaria dell’istituzione stessa: il forgiare una popolazione, creare generazioni di cittadini, Italiani, persone che possano fare il bene del Paese perché sanno di esserne parte integrante, dalle quali possano emergere i tanti talenti che da millenni contraddistinguono le potenzialità del nostro popolo, la sua multiculturalità, le sue peculiari caratteristiche.
Che ci piace pensare non siano la frivolezza, la propensione alla truffetta, l’affarismo e la faccendieria di basso profilo che stiamo vedendo quotidianamente in atto.

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