7 anni (in Tbet?)

Sette anni passati in bufere economico-politiche, spread impazziti, ascesa e caduta di governi eletti e non, la solita fiera di buffoni e ammaliatori.
È arrivato anche l’uragano Dorian con la sua furia di Categoria 5 a funestare una USA già fortemente scossa dal Donald nazionale (non Duck) e a distrarre dalla bagarre istituzionale di questi giorni.
Sette anni, anche se passati in Tibet, avrebbero avuto lo stesso significato, lo stesso senso: nonostante il Governo del Cambiamento nulla è cambiato.
Povera italia, vessata dagli italiani.

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Beeeehh

Oggi lacrime. Non si trattengono davanti ad episodi, quotidiani, di storie che filtrano appena, nella realtà “scelta” e presentata nel mondo delle notizie di un certo peso (Giornali o TriVù che contano, mica quei fogliacci locali o quelle tv di paese).
La vicenda della Val Di Susa ha tanti aspetti: progresso, interessi politico-economici, strategie di scambio  a livello transnazionale ma quello che oggi ci colpisce è l’aspetto umano.
Soprattutto la mancanza della prospettiva umana, quella reale, che stride con il racconto dell’umanità del carabiniere che, impassibile, resiste ad ogni impulso e non reagisce al manifestante che “picchia con le parole la maschera“. E l’importante testata rincara accusando i manifestanti di aver malmenato la troupe che ha girato il servizio; e i manifestanti che asseriscono di aver invitato la troupe ad allontanarsi.
Ed il rincorrersi di frasi, parole, immagini, video, di episodi, quotidiani, di una storia che vediamo da lontano, attraverso la voce degli schermi TriVù, attraverso le parole delle grandi testate, ma che non conosciamo più di quelli che firmano gli articoli o mettono la faccia in video alle 20.
Il nostro pensiero  si rattrista pensando alle possibili ragioni di chi ci vive, lì, dove il treno potrebbe passare a 298 km/h, silenzioso per i passeggeri.
Chi manifesta lo fa perché non ha altro da fare? Lo fa per interesse di altre parti politiche? 
Non lo sappiamo, ma anche se fosse così non possiamo far ameno di notare lo squallore tra le righe, nelle pause, di una storia piena, quotidianamente, di tristi episodi.
Una storia come tante, logorante, lacerante, indifferente, sconsolante, italiana.

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Batracomiomachia

Passata l’ubriacatura primaverile, le coscienze sembrano già sopite dal caldo sole estivo e sono proiettate verso lidi e coste lontane da rifiuti, smog, comizi, acque stagnanti, debiti pubblici e privati ed ogni altra sorta di amenità che la nostra Informazione Nazionale da ogni parte ci propina (noi poveri tapini ancora al lavoro, chiusi in freschi uffici o abitacoli climatizzati di auto aziendali). Continua a leggere

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