Mobility

Oggi mi dedico ad una storia personale: il cambio di sede di lavoro.
Anni fa, nella nostra Azienda, venne istituita la figura del Mobility Manager che, a quanto ricordo, doveva occuparsi dell’impatto dei circa 3000 lavoratori sulla struttura pubblica, inclusa la viabilità cittadina,  nel raggiungere la sede di lavoro, ed il miglior modo di salvaguardare l’aria della città con il più favorevole mezzo di trasporto (preferibilmente pubblico).
Forse perché l’aria di Milano è nettamente migliorata in seguito alla massiccia migrazione degli impianti di riscaldamento verso il gas naturale ed al rinnovo del parco auto, forse perché la scelta di una locazione di una nuova sede rispondeva ad interessi diversi, questa figura finita nell’oblio da tempo, avrebbe probabilmente avuto da ridire.
Personalmente sono passato da 5 minuti a piedi a circa 35 minuti di auto per i 8,9 km di città che mi separano dalla nuova sede — diametralmente opposta a casa, tanto da permettermi di fare il percorso sia dal lato destro che dal lato sinistro della città (ovest ed est per chi non è di Milano) — e dal mangiare a casa a dovermi portare il pranzo o ad andare a mangiare fuori.
I costi di questo spostamento, per me, sono nettamente aumentati; mi si potrebbe obiettare che con i mezzi, essendo a Milano, potrei abbattere il costo con un abbonamento ATM.
Certo, potrei, sacrificando 1 ora al giorno: questo perché questa meravigliosa nuova sede dista 1,5 KM dalla fermata della Metropolitana e casa mia 1 KM: 2,5 km al giorno che mi farebbero probabilmente bene se non si scontrassero con la mia sciatalgia; in totale, camminata compresa, secondo Google ci coglio circa 58 minuti da casa a lavoro.
I percorsi coperti da mezzi di superficie che riducono la camminata, aumentano di circa 20/30 minuti il percorso: tanto vale prendere il tram a 150 m da casa che mi scarica, dopo un cambio a Missori, a circa 400 m da qui in un tempo paragonabile di 64 minuti (ammesso di beccare i tram nel minor tempo possibile).
Oggi, uscendo intorno alle 7.30 per evitare il traffico, arrivo in ufficio alle 8 circa e posso uscire alle 17, arrivando a casa prima delle 18; con i mezzi, uscendo alla stessa ora, arriverei dopo le 8.30, uscendo dopo le 17.30 e arrivando a casa, nella migliore delle ipotesi, dopo le 18.30.
Ecco l’ora al giorno da sacrificare che, alla mia età (aumentata di almeno 1/3 per gli acciacchi superiori alla media) sarebbero probabilmente sfiancanti; già in sole 2 settimane ho notato la maggiore stanchezza e la esigua durata del weekend, non sufficiente a ricaricarmi del tutto.
Insomma, qui si va sempre più verso il vivere per lavorare che verso il lavorare per vivere, e si conferma che il bene più prezioso, concesso ai ricchi, è il tempo libero (oltre ai sodi per goderselo).

Sic transit gloria mundi

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7 anni (in Tbet?)

Sette anni passati in bufere economico-politiche, spread impazziti, ascesa e caduta di governi eletti e non, la solita fiera di buffoni e ammaliatori.
È arrivato anche l’uragano Dorian con la sua furia di Categoria 5 a funestare una USA già fortemente scossa dal Donald nazionale (non Duck) e a distrarre dalla bagarre istituzionale di questi giorni.
Sette anni, anche se passati in Tibet, avrebbero avuto lo stesso significato, lo stesso senso: nonostante il Governo del Cambiamento nulla è cambiato.
Povera italia, vessata dagli italiani.

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Beeeehh

Oggi lacrime. Non si trattengono davanti ad episodi, quotidiani, di storie che filtrano appena, nella realtà “scelta” e presentata nel mondo delle notizie di un certo peso (Giornali o TriVù che contano, mica quei fogliacci locali o quelle tv di paese).
La vicenda della Val Di Susa ha tanti aspetti: progresso, interessi politico-economici, strategie di scambio  a livello transnazionale ma quello che oggi ci colpisce è l’aspetto umano.
Soprattutto la mancanza della prospettiva umana, quella reale, che stride con il racconto dell’umanità del carabiniere che, impassibile, resiste ad ogni impulso e non reagisce al manifestante che “picchia con le parole la maschera“. E l’importante testata rincara accusando i manifestanti di aver malmenato la troupe che ha girato il servizio; e i manifestanti che asseriscono di aver invitato la troupe ad allontanarsi.
Ed il rincorrersi di frasi, parole, immagini, video, di episodi, quotidiani, di una storia che vediamo da lontano, attraverso la voce degli schermi TriVù, attraverso le parole delle grandi testate, ma che non conosciamo più di quelli che firmano gli articoli o mettono la faccia in video alle 20.
Il nostro pensiero  si rattrista pensando alle possibili ragioni di chi ci vive, lì, dove il treno potrebbe passare a 298 km/h, silenzioso per i passeggeri.
Chi manifesta lo fa perché non ha altro da fare? Lo fa per interesse di altre parti politiche? 
Non lo sappiamo, ma anche se fosse così non possiamo far ameno di notare lo squallore tra le righe, nelle pause, di una storia piena, quotidianamente, di tristi episodi.
Una storia come tante, logorante, lacerante, indifferente, sconsolante, italiana.

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